L’ARTE DELLA GUERRA
Benzina
sul cessate il fuoco
Lo
stesso giorno in cui il Consiglio di sicurezza dell’Onu varava la «road map per
la pace» in Siria e Medio Oriente, la Germania annunciava la consegna a Israele
del quinto sottomarino da attacco nucleare
Manlio Dinucci
La Risoluzione
2254 sulla Siria, approvata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza dell’Onu,
sottolinea «lo stretto legame tra un cessate il fuoco e un parallelo processo
politico». Disinnescando il conflitto, ciò favorirebbe un allentamento delle
tensioni in Medio Oriente.
C’è però un problema: sui cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza,
tre – Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna – sono quelli che hanno più
pesantemente violato «la sovranità e integrità territoriale della Repubblica
Araba di Siria», che nella risoluzione dicono di «sostenere fortemente». Quelli
che hanno organizzato «il crescente afflusso di terroristi in Siria», per il
quale nella risoluzione «esprimono la più grave preoccupazione».
Il «cessate il fuoco» dipende quindi soprattutto da queste tre potenze della
Nato e dalla Turchia, avamposto della guerra coperta contro la Siria, e dagli
altri membri dell’Alleanza a partire dalla Germania. Dipende anche da un’altra
potenza, Israele, che ha le mani in pasta in questa e altre guerre. Quali sono
le loro intenzioni? Più delle parole valgono i fatti.
Il 18 dicembre, il giorno stesso in cui il Consiglio di sicurezza varava la
«road map per la pace» in Siria, la Nato annunciava l’invio di navi da guerra
tedesche e danesi e aerei radar Awacs in Turchia per rafforzare le sue «difese
al confine con la Siria», mossa diretta in realtà contro la Russia il cui
intervento contro l’Isis sta cambiando l’esito della guerra a favore di
Damasco.
E il giorno dopo la Nato annunciava che è pronto il primo dei droni Global Hawk
che saranno schierati a Sigonella, insieme a quelli Usa, per la «sorveglianza
terrestre», ossia per lo spionaggio nei paesi inquadrati nel mirino strategico
Usa/Nato.
Sempre lo stesso giorno in cui il Consiglio di sicurezza varava la «road map
per la pace» in Medio Oriente, la Germania annunciava la consegna a Israele del
quinto sottomarino da attacco nucleare. Come documenta Der Spiegel, sono
Dolphin modificati per il lancio di missili cruise nucleari, i Popeye Turbo con
raggio di 1500 km, derivati da quelli statunitensi. Con il nuovo sottomarino
ribattezzato Rahav (Poseidone) – il cui costo supera i 2 miliardi di dollari,
un terzo dei quali finanziato dal governo tedesco – Israele rafforza la
sua posizione di unica potenza nucleare della regione, mentre l’Iran (che a
differenza di Israele aderisce al Trattato di non-proliferazione) rinuncia alle
armi nucleari e la Siria consegna le armi chimiche costruite quale deterrente
contro quelle nucleari di Israele.
Il 19 dicembre, il giorno dopo che il Consiglio di sicurezza aveva riaffermato
«la sovranità e integrità territoriale» della Siria, Israele distruggeva a
Damasco un intero palazzo con missili lanciati da due caccia, assassinando (insieme
a diversi civili) il militante libanese Samir Kuntar: dopo 30 anni di carcere
in Israele per aver combattuto per l’indipendenza del Libano e della Palestina,
rilasciato in uno scambio nel 2008, aveva aderito agli Hezbollah andando a
combattere l’Isis e per questo era stato iscritto da Washington nella lista dei
«terroristi globali».
Contemporaneamente la Francia, sostenitrice al Consiglio di sicurezza del
cessate il fuoco in Siria, annunciava di aver ricevuto l’acconto sui 7 miliardi
di dollari per la fornitura di 24 cacciabombardieri Rafale al Qatar: il regime
che ha alimentato, anche con commandos infiltrati, la guerra in Siria dopo
quella che ha demolito la Libia. Insieme all’Arabia Saudita che, dopo aver
finanziato con miliardi di dollari l’Isis e altri gruppi terroristi, partecipa
alla coalizione a guida Usa «contro l’Isis» e ha promosso una «coalizione
islamica anti-terrorismo».
(il manifesto, 22 dicembre 2015)
Sullo
stesso argomento vedi «La Notizia» su Pandora TV http://www.pandoratv.it/?p=5380